Dopo che Paddy Cosgrave, il fondatore del Web Summit, ha deciso di portare l’evento a Lisbona, l’attenzione di tutto il mondo digitale si è spostata sulla capitale lusitana. Un interesse tanto inatteso, quanto meritato. È da qualche anno che in città, e in Portogallo, più in generale, si è creato un ecosistema favorevole agli investimenti e all’imprenditoria innovativa.

Tanto che, pur essendo il Pil 9 volte minore di quello italiano, le startup portoghesi più importanti, raccontano i dati di un recente rapporto della Startup Europe Partnership, hanno raccolto capitali solo di due volte e mezzo inferiori. Quest’improvviso sbocciare è, in parte, figlio della grande crisi economica, e dell’ austerity che ne è seguita.

Messi di fronte all’ alternativa fra lo svilupparo un’azienda propria, o non lavorare affatto, i portoghesi, come accaduto in altri paesi, hanno deciso di lanciarsi nell’avventura imprenditoriale. Il governo ha dato una mano, con una serie di misure per agevolare le nuove imprese e chi arriva dall’estero. Chi vuole aprire una società, ad esempio, può fare riferimento al programma “ Empresa na hora (una società in un’ora). L’idea è che una volta assunti alcuni adempimenti burocratici, per lo più online, basti un unico passaggio presso l’ufficio competente. In un giorno, quindi, ce la si dovrebbe sbrigare. Il costo è piuttosto contenuto: 360 euro per le pratiche, oltre, ovviamente, al capitale sociale da versare. .

Negli ultimi anni il Portogallo ha introdotto un regime di tassazione agevolato per “ non residenti abituali”. In sintesi, purché siano soddisfatte alcune pre-condizioni, come l’aver vissuto in Portogallo per più di 183 giorni in un anno, o possedere una casa lì, si ha diritto per dieci anni a un’aliquota di favore, indipendente dal guadagno, del 20%. Approderanno sulle rive del Tejo, il fiume-mare lisbonese, Second Home e Impact Hub: due importanti realtà londinesi del settore riconosciute a livello mondiale.

Invece della normale imposta progressiva sul reddito, che può arrivare fino al 42%. Un ottimo amo per attirare facoltosi investitori che intendano aprire una filiale o una sede vera e propria sulle sponde del Tago. Fino ad ora, i fondi per le startup portoghesi sono arrivati per lo più da venture capital e private equity locale, come Caixa Capital, Faber Ventures, e Portugual Ventures, ma le cose stanno cambiando.

Lo scorso novembre, ad esempio, la startup Uniplaces, piattaforma che aiuta gli studenti universitari a trovare alloggio, ha avuto un investimento di 24 milioni di dollari da Atomico e altri fondi europei molto importanti. Un’altra startup, Unbabel, che punta a rivoluzionare il processo di traduzione usando un misto di intelligenza artificiale e contributo umano, ha raccolto soldi da, fra gli altri, Google Venture e YCombinator. Fra le altre startup che merita menzionare, ricordiamo Codacy, Talksdesk, Veniam, Seedrs, FarFetch. Quest’ultima ha un valore di un miliardo di dollari. 

Per fare una startup ci vuole innanzitutto un’idea. Poi la voglia di realizzarla, quindi ambizione e perseveranza. Infine, il posto giusto dove lanciarla. Lisbona è uno di questi per un insieme di fattori. La qualità della vita è alta e i costi sono contenuti. Non a caso nel settore delle giovani imprese la chiamano ‘La nuova Berlino’: è come la capitale tedesca 5 anni fa, ma con il clima del sud Europa. Con uno stipendio da start- up, che in media non supera i 1.000 euro, si vive bene. E poi c’è il sole, si mangia bene e si spende poco. Cliché a parte, A Luz de Lisboa, la luce di Lisbona, sta conquistando sempre più persone. Nel 2017 il governo investirà 400 milioni di euro sui giovani imprenditori. “Talento e idee, la nostra può essere una capitale tech”