Situato tra Nizza e Cannes, nell’entroterra di Antibes, Sophia Antipolis è un’utopia divenuta realtà dove si incontrano filosofia, politica, scienza e innovazione. Da quando, nel 1970, lo scienziato Pierre Laffitte propose il progetto di Sophia Antipolis, fu chiaro al mondo che esso avrebbe rappresentato molto di più di un semplice polo tecnologico. Esso infatti simboleggia, per chi ne è a conoscenza, una nuova idea di mondo civile; una sfida, vinta, al concetto di “società” cosi come tutti la interpretavano fino a quel momento.

Gli obiettivi alla base di questo nuovo parco erano rivoluzionari:

  • creare un luogo dove i temi del dibattito scientifico e culturale sarebbero dovuti essere gli obiettivi principali di chiunque avesse voluto farne parte;
  • costruire un forte legame tra il concetto di “sapere” e “saper fare”;
  • facilitare i contatti tra persone di diverse realtà e prevedere e accettare l’innovazione.

L’ambizione era di divenire la “Firenze rinascimentale del XXI° secolo”.

Il luogo ideale per questo progetto venne identificato in Costa Azzurra, nel comune di Antibes. Esso infatti avrebbe permesso collegamenti agevoli e un ecosistema unico dove era possibile avere sia ampie zone collinose sia lunghe coste che affacciavano sul Mar Mediterraneo. Data l’importanza di Sophia Antipolis per il governo francese, le regole di pianificazione del parco furono raccolte in una Carta del Ministero dell’Ambiente nel 1976.

Il primo punto che venne fissato fu l’obbligo di rispettare la natura in tutte le sue forme: non sarebbe stato infatti possibile edificare due terzi dei 2400 ettari messi a disposizione. Il restante terzo venne messo a disposizione di vari architetti per costruire le strutture che avrebbero ospitato numerose istituzioni nel parco. In secondo luogo non fu permesso di costruire edifici che superassero in altezza le colline del parco per non modificare il profilo naturale della zona. Ciò permise di creare un parco tecnologico unico nel suo genere dove la natura era protagonista assoluta.

Ad oggi sono presenti 1414 imprese, di cui il 40% attive nel settore della Ricerca&Sviluppo; la Fondazione Sophia Antipolis; l’Università di Nice-Sophia Antipolis; varie scuole di ingegneria e organismi di ricerca (ad esempio il Polytech’Nice Sophia, l’Institut Théseus e SKEMA Sophia Antipolis), istituti di formazione continua; il polo biotecnologie-salute-agrochimica; il polo dedicato alle scienze della terra e il polo informatico-elettronico-telecomunicazioni che da solo rappresenta il 25% delle imprese presenti nel sito e il 50% degli impiegati. Oltre a ciò sono presenti 28 associazioni no profit operative nel campo della religione, dello svago e di progetti ad utilità sociale.

Per garantire una condivisione reale di idee venne suggerito alle imprese di non creare spazi di ristoro e ricreativi all’interno delle loro strutture in modo che gli impiegati avrebbero utilizzato le strutture del parco socializzando anche con persone di differenti società. Inoltre le strutture residenziali create all’interno del parco sono tuttora abitati per il 70% da persone che non lavorano all’interno dello stesso, in modo tale da evitare la creazione di un ghetto chiuso al mondo esterno.

Ad oggi Sophia Antipolis è una realtà ancora in continua crescita ed evoluzione, sede di alcune tra le più importanti imprese tecnologiche mondiali, come Siemens o IBM, e riconosciuta all’unanimità come un centro tecnologico di eccellenza.

L’utopia è diventata una realtà operativa tramite incubatori di start-up e formazione continua tesa a stimolare l’imprenditoria innovativa. Con tutta probabilità i risultati raggiunti dalle imprese e dai singoli in questi anni all’interno del parco non sarebbero stati possibili in un contesto differente, senza lo spirito che contraddistingue Sophia Antipolis e coloro che ne fanno parte.

L’altissimo livello raggiunto è stato possibile grazie alla lungimiranza del popolo e del governo francese al momento della sua creazione, i quali hanno saputo comprendere l’idea rivoluzionaria che ne era alla base. Un’idea fondata sulla componente tecnico-scientifica non come esercizio teorico fine a se stesso, ma come supporto al contesto culturale e sociale in cui si trova. Solo in questa maniera, e grazie alla visione delle differenze come elemento di arricchimento invece che di disturbo, si può auspicare una crescita di lungo periodo dell’innovazione e uno sviluppo scientifico come quelli registrati da Sophia Antipolis dalla sua creazione.