Costruire soluzioni operative concrete, condivise e praticabili con i mattoncini Lego®: con la metodologia Lego® Serious Play® si possono risolvere i problemi in modo nuovo e, perché no, farlo anche in modo seriamente-divertente tramite la costruzione di modelli relativi ad un argomento specifico al fine di sbloccare il grande potenziale che ogni persona ha dentro di sé.

Una metodologia trasversale in grado di lavorare su diversi aspetti come, per esempio, la creazione di una vision condivisa in un team di lavoro, la facilitazione del processo di innovazione di un prodotto/servizio o la risoluzione di un problema complesso all’interno di un’organizzazione: il tutto per trasformare la conoscenza individuale in capitale organizzativo.
Questa metodologia, adottata anche da istituzioni e società del calibro di Nasa, Microsoft, Boeing, Google e Novartis, è nata internamente in Lego® a metà degli anni ’90, dopo una serie di studi e approfondimenti condotti da Kirk Kristiansen, Ceo dell’azienda e componente della famiglia fondatrice, con il supporto di Johan Roos e Bart Victor, professori universitari della Imd Business School di Losanna, Svizzera, poi arricchita della sua veste più “business” grazie al coinvolgimento di Robert Rasmussen e Per Kristiansen, ritenuti oggi i due “padri fondatori” di questa metodologia e autori di uno dei libri più autorevoli sul tema dal titolo “Building a Better Business Using the Lego Serious Play Method”.
Dalla sua nascita ad oggi, la metodologia Lego® Serious Play® (LSP) viene usata per descrivere, creare e testare un determinato “business concept”, rientrando in quell’insieme di tecniche di “exploration & innovation” utili per risolvere problemi più o meno complessi inerenti a tematiche di business.

Uno dei principali vantaggi derivanti dall’utilizzo di LSP è la facilità con cui si raggiunge un elevato engagement delle persone, trasformando i classici business-meeting “mono direzionali”, cioè nei quali tipicamente il 20% delle persone parla e l’80% delle persone ascolta, senza interagire, in un’esperienza diversa e più “democratica” in cui tutti hanno a disposizione tempo per esporre le proprie idee, raccontare la propria “storia” e dare il proprio contributo.
Il processo è ben definito e noto come “Core Process” e si compone di queste 4 fasi:
1. Posing the question: corrisponde ad una domanda, specifica e pre-progettata, che viene posta dal facilitatore.
2. Construction: è la fase in cui tutti i partecipanti, nessuno escluso, costruiscono il modello, cioè la loro “risposta” alla domanda posta nella challenge (“question”). Uno degli aspetti chiave della fase di costruzione è l’utilizzo del concetto di metafora: non è infatti importante che il modello “rappresenti visivamente” un determinato oggetto in tridimensionale, ma interessa il significato che il costruttore stesso da a quel determinato modello.
3. Sharing: dopo aver costruito il modello, ogni singolo partecipante racconta la storia del proprio modello ed è in questo momento che i modelli prendono significato e ogni singolo partecipante può offrire il proprio contributo.
4. Reflecting: è la fase conclusiva del processo, in cui ci si confronta rispetto a quanto emerso e si traggono le conclusioni, in modo che siano condivise e chiare a tutti.

I quattro passaggi si ripetono in questo ordine ogni volta che i team devono costruire un modello o il facilitatore pone una domanda, ma questa è solo la punta dell’iceberg; oltre all’utilizzo del Core Process, un workshop LSP viene progettato utilizzando diverse “Application Technique” che caratterizzano la metodologia.
Di prassi sono tecniche che permettono di realizzare workshop in grado di rispondere a molte esigenze come per esempio avere una grande partecipazione da parte di tutto il team, risolvere problemi complessi, avere una visione e una comunicazione molto efficace nei confronti di altri interlocutori, siano essi interni o esterni al team di lavoro, organizzare riunioni in cui non si perda tempo ma si giunga in modo efficiente alla soluzione.
Tutto ciò accade poiché Lego® Serious Play® permette a tutti di portare valore, dare contributo e vivere un meeting in cui non vi sia il classico approccio unilaterale “80%-20%” ma sia in vigore una sorta di “ascolto democratico” in cui tutti possono essere protagonisti e “generatori” di know-how o soluzioni. Per questo motivo, un workshop LSP evidenzia che in azienda “ci siano manager coraggiosi” che accettano di non avere tutte le risposte e di essere disposti ad accettare spunti, soluzioni e proposte dai loro collaboratori.

Cosa serve per organizzare un workshop Lego® Serious Play®?
– le persone: coloro che volete ingaggiare per dare valore e contributo;
– le challenge: le domande, poste in modo corretto e ben progettate;
– i bricks: i mattoncini, le minifigure e altri pezzi in grado di scatenare creatività e metafore;
– una logistica adeguata: spazi grandi, tavoli ampi e molta luce;
– un facilitatore: è l’attore non protagonista del workshop, colui che in modo “invisibile” deve permettere ai partecipanti di arrivare all’obiettivo prefissato. Aspetto cruciale da non sottovalutare è che il facilitatore sia un professionista Certificato dalla “Association of Master Trainers in the Lego® Serious Play® methodology”.